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Ho ricevuto un premio. Sì. Un premio inaspettato. Totalmente inaspettato. Per la verità, quando sabato pomeriggio - 13 giugno, a Crescentino - hanno fatto il mio nome, oddio!, mi sono sentita morire! Ebbene, lo confesso, Steccherino è così: ama lavorare, cerca di fare le cose bene, a volte è pignola alla forma più maniacale, ma i complimenti le creano sempre imbarazzo. Ma ti ha fatto piacere si o no? Potrebbe chiedermi qualcuno. Beh sì, certo un premio come può non fare piacere? Questo premio, però, viene da molto molto lontano e mi commuove... Ho ricevuto un premio come "Scrittrice". Ho ricevuto un premio dalla signora Vanna Fasciola, consegnatomi dall'amico di face, Renzo Masoero. Ora, facciamo una premessa, Vanna Fasciola, a Crescentino e paesi limitrofi è davvero molto conosciuta, perchè si occupa davvero da molti anni di beneficienza, prevenzione e lotta contro i tumori, ma per me rappresenta tutt'altra storia. Voglio raccontarvela, aprendo il mio cuore su un ricordo davvero doloroso. ... La ricordo con lo stesso portamento e la stessa eleganza di oggi (gli anni non sono passati su Vanna)... era seduta accanto al letto di Gianna, ricoverata nel reparto di Oncologia dell'ospedale di Vercelli. Parlavano. Le faceva un po' di compagnia. Un saluto, poche parole. Una sensazione di silenzio, quando le parole non servono davvero a nulla. L'aria quasi rarefatta, come il tempo, da vivere ancora. Gianna... una donna fiera e decisa, grintosa, bella, fino alla scoperta della terribile verità: malata terminale. Un tumore al seno. Diverse operazioni. Niente. Niente. Non aveva neppure cinquant'anni. Sposata e madre di un figlio di circa venticique anni. E io di anni ne avevo solo diciannove. E io di anni ne stavo per compiere venti, quando, il 15 ottobre del 1995, suonò il campanello della mia abitazione la zia D. ... "Buon compleanno!", mi disse, porgendomi quella meravigliosa torta di nocciole: la mia preferita! Poi, senza pensarci, senza sapere che cosa significasse per me, rivolgendosi a mia mamma: "E' morta Gianna! Questa mattina." Una doccia fredda. La sensazione che anche il mio cuore si fosse fermato, proprio in quel momento. Distrutta. I miei vent'anni e la scoperta concreta della morte. La corsa all'obitorio. Uno sguardo dal corridoio. L'immagine più devastante della sofferenza. Il pianto. Vanna già prima si occupava di beneficienza; da quel momento non ha più smesso. Quando due anni fa ci siamo parlate forse come mai prima di allora avevamo fatto, il ricordo di Gianna è ritornato: "Lei mi parlava spesso di te", mi disse. Perchè Gianna è stata colei che mi ha fatto scoprire concretamente l'arte. Con lei ho recitato e mi sono esibita su un palcoscenico per la prima volta, quando, ancora ragazzina, non potevo sapere che non sarei più stata in grado di smettere, perchè l'anima del mondo è lì e se ti entra nelle ossa, non ti lascia più. Nel bene. Nel male. Poi da quell'esperianza di teatro, quando a Lamporo esisteva ancora una Compagnia teatrale dialettale, sono passata al canto e, a poco a poco, è maturata la scrittura... Grazie Vanna per questa calda e intensa emozione!
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